SPORTS SCIENCE EXCHANGE 102
SSE#102 DISTURBI PROVOCATI DAL CALORE
Robert Carter III, Ph.D, MPH, FACSM; Samuel N. Cheuvront, Ph.D, FACSM;
Michael N. Sawka, Ph.D, FACSM
PREMESSE
I disturbi provocati dal calore variano in funzione della
gravità e vanno dalle forme più leggere
(infiammazione cutanea, sincope, crampi muscolari) a quelle
più severe: collasso, danni agli organi e colpo di calore.
Sebbene siano disturbi in cui ognuno di noi può
incappare, i fattori a rischio più comuni sono rappresentati
dall’ambiente circostante, dalle caratteristiche personali,
dalle condizioni atmosferiche e da eventuali medicine assunte.
Il rischio di seri disturbi da calore può essere decisamente
ridotto incrementando le contromisure quali l’acclimatazione
al caldo, il controllo dell’esposizione al calore e
l’idratazione.
Atleti, preparatori, tutto lo staff di allenatori e il personale medico
hanno il dovere di tenere sempre sotto controllo avvisaglie e sintomi.
Se si agisce nel rispetto dei sintomi e si provvede a un rapido
raffreddamento del corpo, si possono evitare gravi danni.
Se si ha il sospetto di colpo di calore, si deve provvedere a un rapido
raffreddamento del corpo con l’immersione in acqua fredda o
ghiacciata.
INTRODUZIONE
Il colpo di calore colpisce generalmente e in modo fatale gli atleti in
buona salute (Bergeron et al., 2005), i militari (Carter et al., 2005),
e gli operai delle industrie. Dal 1995 al 2001, sono morti 21 giovani
giocatori di football americano per colpo di calore negli Stati Uniti
(Bergeron et al., 2005) e la lista non è destinata a
interrompersi. Tra i decessi più comuni negli sport
organizzati, il colpo di calore comincia a farsi strada per ogni
livello sportivo (Bailes et al., 2002; Casa et al., 2005; Roberts,
2004). Inoltre, sebbene negli ultimi anni l’incidenza dei
ricoverati per malattie provocate dal calore abbia subito un calo
nell’esercito americano, essa è tuttavia
quintuplicata a livello generale (Carter et al., 2005).
Il colpo di calore è una costante di patologie e
mortalità per le persone più anziane e
più delicate fisicamente. In media, 250-400 persone muoiono
di colpo di calore negli USA ogni anno, ma più di 1700
persero la vita durante la grande ondata di caldo dell’estate
del 1980, mentre nel 1995 furono documentate 700 decessi per colpo di
calore a Chicago (Centers for Disease Control and Prevention, 2003).
Uno studio recente segnala che dal 1979 al 2002, 4780 decessi sono
stati attribuiti alle estreme condizioni atmosferiche (Centers for
Disease Control and Prevention, 2005).
Pertanto, è palese che il colpo di calore sia un serio
problema per salute pubblica. L’insorgenza è
maggiore in ambienti caldo/umidi, sebbene possa verificarsi anche nelle
zone temperate, soprattutto a coloro che praticano attività
fisica intensa e prolungata. Gli atleti e i militari si dedicano
quotidianamente a lunghe sessioni sportive (che li porta a produrre
livelli di calore metabolico molto elevati) di lunga durata in
condizioni ambientali calde e pertanto sono maggiormente esposti al
colpo di calore (Epstein et al., 1999).
Lo scopo di questo articolo è quello di spiegare quali sono
i disturbi provocati dal calore, descriverne lo sviluppo e la
patofisiologia ed evidenziare le basi scientifiche per il controllo e
il trattamento.
ANALISI DELLA RICERCA
Definizione di disturbi provocati dal calore
I più leggeri comprendono crampi muscolari e sincope da
calore. I crampi sono caratterizzati da forti spasmi muscolari,
generalmente alle braccia, alle gambe e all’addome. Sono il
risultato di una carenza di liquidi e sodio e possono comparire alle
persone che non sono abituate ad una intensa attività
muscolare e a temperature ambientali elevate.
La sincope da calore (perdita dei sensi) è caratterizzata da
vertigini (capogiri) e stanchezza nel corso e dopo attività
fisica oppure se ci si alza rapidamente dalla posizione seduta o
sdraiata durante l’esposizione al calore. La sincope
è l’accumulo di sangue nelle vene cutanee e
muscolari delle gambe e compare principalmente nelle persone
disidratate e poco attive che non sono ben acclimatate (Seto et al.,
2005).
I più gravi disturbi da calore comprendono il
collasso, danni agli organi e il colpo di calore. Sono tutte patologie
che possono avere caratteristiche diagnostiche sovrapposte su una scala
che aumenta all’aggravarsi del problema (Bouchama &
Knochel, 2002).
Il collasso da calore è un malessere - che va da lieve a
moderato - caratterizzato dall’incapacità di
mantenere adeguato il flusso cardiaco e un po’ di febbre: da
leggera (>38,5°C) a alta (>40°C). Generalmente
è accompagnata da calore sulla pelle e disidratazione.
I danni agli organi dovuti al calore (fegato, reni, intestino, muscoli)
possono essere di varia entità e di solito, ma non sempre,
sono accompagnati da temperatura corporea molto alta (>40°C).
Il colpo di calore è una disturbo piuttosto grave
caratterizzato da una disfunzione del sistema nervoso centrale (stato
confusionale, perdita dell’orientamento, capacità
razionali compromesse) con temperature corporee centrali al di sopra
del 40,5°C. I pazienti che presentano temperature corporee
centrali maggiori di 40°C non sempre hanno subìto un
danno interno o un colpo di calore; è necessario prendere in
considerazione l’intero quadro clinico, compresi lo stato
mentale e i risultati di laboratorio. Le vittime del colpo di calore
presentano, a volte, limitazioni delle funzioni cerebrali, con sbalzi a
livello cognitivo che risultano nelle prime fasi della malattia.
Inoltre, il colpo di calore può avere complicazioni come
danni al fegato, la rabdomiolisi (distruzione del tessuto muscolare),
trombosi diffuse (coagulazione intravascolare disseminata), squilibri
di liquidi e sali minerali e carenze renali.
Il colpo di calore viene catalogato come “classico”
o “da sforzo”: il primo colpisce maggiormente le
persone anziane, malate o a rischio, il secondo la popolazione
apparentemente più atletica e in salute. Esistono riscontri
su animali per cui a una data esposizione al calore, il colpo di calore
da sforzo ha maggiore incidenza e mortalità del colpo di
calore classico o passivo (Hubbard et al., 1997). Questo articolo si
concentrerà sul colpo di calore da sforzo.
Epidemiologia e fattori a rischio
Molte caratteristiche personali, condizioni di salute, farmaci e
fattori ambientali sono collegati ai disturbi da calore (Tabella 1).
Sebbene siano alquanto rari, anche coloro che sono meno a rischio
(allenati e acclimatati al caldo) che prendono tutte le precauzioni
possibili e sono esposti a condizioni climatiche come molte altre volte
in precedenza, possono aver ceduto a tali patologie (Gardner et al.,
1996; Kark et al., 1996). Ciò ci spiega come alcune vittime
siano più vulnerabili in un tal giorno e/o che qualche
evento particolare abbia scatenato un grave disturbo da calore.
Tabella 1. Fattori che predispongono a seri disturbi da calore

Storicamente, i casi più inattesi sono stati attribuiti alla
disidratazione (che danneggia la termoregolazione e aumenta la tensione
cardiovascolare), ma ora sorge il sospetto che un evento accaduto in
precedenza (come debolezza, infortunio) possa predisporre la persone a
gravi disturbi da calore (Kark et al., 1996). Una teoria vuole un
infortunio precedente associato al calore come la causa della risposta
acuta alla malattia (aumento delle proteine C reattive nel sangue,
febbre, e altri cambiamenti metabolici come conseguenza di una
infiammazione) che può aumentare l’ipertermia in
fase di esercizio fisico, e provocare gravi e seri disturbi (Bouchama
et al., 1993). Un’altra teoria si basa sul fatto che
un’infezione contratta in precedenza possa produrre citochine
pro-infiammatorie che bloccano la capacità delle cellule di
proteggersi da temperature molto elevate (Sonna et al., 2004). La
disidratazione è la causa scatenante solo per il 18% di casi
di colpo di calore fra i militari (Carter et al., 2005).
La maggioranza dei casi di colpo di calore da sforzo avviene nei mesi
estivi (Kark et al., 1996), sebbene l’incidenza sia maggiore
quando la temperatura è la più calda, sia che sia
estate o inverno (Sparling, 1997). Il rischio tra i miliari aumenta
progressivamente quando le condizioni microclimatiche ambientali,
misurate con il WBGT (wet-bulb-globe temperature) portano la
temperatura al di sopra dei 18,3°C. Innanzitutto si sono
verificati casi come conseguenza dell’intensa
attività fisica, tipo la corsa, e poi molti giorni
consecutivi di temperature calde (Kark et al., 1996). La mancanza di
acclimatazione rappresenta un fattore importante per le intolleranze al
caldo (troppa sensibilità al calore o disagio) e i disturbi
da calore (Armstrong et al., 1990a). Similmente, le reclute
dell’esercito americano degli stati del nord America sono
molto più suscettibili al colpo di calore di quelli degli
stati del sud (Carter et al., 2005). Quest’ultima
osservazione suggerisce che l’esposizione continuata al
calore fin dai primi anni di vita porta effetti benefici col passare
del tempo.
Ci sono elementi sufficienti per dire che i casi di colpo di calore da
sforzo sono in aumento. L’esercito americano è
stato testimone di un aumento drammatico di degenze in ospedale per
colpo di calore negli ultimi dieci anni, nonostante la riduzione di
patologie troppo gravi (Carter et al., 2005). Le ragioni di questo
aumento non sono del tutto chiare ma possono includere una maggior
enfasi nelle attività di corsa legate
all’allenamento dei militari ((Departments of Army and Air
Force, 2003) e forse anche un amento nell’uso di efedra con
gli integratori alimentari (Oh & Henning, 2003). Le vittime di
colpo di calore tra i giocatori di football americano sono calate
sensibilmente dal 1960 al 1990 ma, dal 1994, sembra che
l’incidenza sia nuovamente aumentata. Ciò
è dovuto in parte al maggiore utilizzo di certi integratori
alimentari (Bailes et al., 2002). L’uso di stimolanti
(efedra, cocaina, eroina e metanfetamina) aumenta il rischio di colpo
di calore (Crandall et al., 2002; Marzuk et al., 1998): gli stimolanti,
infatti, stimolano la produzione metabolica di calore e ne danneggiano
la capacità di dispersione, facendo così
aumentare la temperatura corporea (Crandall et al., 2002). Ad esempio,
le informazioni epidemiologiche raccolte in tre grandi aree
metropolitane americane hanno anche dimostrato che il rischio di morte
da overdose di cocaina aumenta radicalmente se le temperature sono
calde (Marzuk et al., 1998).
Un elevato indice di massa corporea (BMI) e poca attività
fisica rappresentano un importante fattore a rischio per i disturbi da
calore. Le reclute della Marina accrescono il rischio di colpo di
calore da sforzo di tre volte sia con un BMI ≥ 22 kg/m2 o un
tempo di corsa di 1,5 miglia uguale a 12 minuti. Inoltre, per quei
soldati con indice di massa elevato e tempi di corsa bassi, il rischio
aumenta di otto volte (Gardner et al., 1996). Sebbene queste due
variabili abbiano un senso nella prima settimana di allenamento, dopo
14 settimane (l’ultima prevista dall’allenamento),
soltanto i tempi lenti di corsa rappresentavano un fattore a rischio
per il colpo di calore da sforzo (Wallace et al., 2006).
Importante è l’influenza della razza e del sesso:
i neri e gli ispanici hanno meno probabilità di finire
all’ospedale per disturbi da calore rispetto ai caucasici.
Allo stesso modo, i casi di donne caucasiche ospedalizzate sono almeno
quattro volte maggiori di quelli della controparte nera o ispanica
(Carter et al., 2005).
I disturbi genetici modificano l’incidenza di colpo di calore
da sforzo. La casistica riporta che la
caratteristica eritrocotaria falciforme (due geni che causano
un anormale produzione di emoglobina e la distorsione delle cellule del
sangue nella tipica forma a falce) può incrementare il
rischio di gravi affezioni da calore (Kerle & Nishimura, 1996).
La caratteristica falciforme è predominante nella razza nera
e in alcune popolazioni dell’Asia; quest’ultimi
sono a rischio ancora maggiore se in misere condizioni fisiche,
disidratazione e esposti a calore ambientale. L’eritrocita
falciforme riduce il flusso sanguigno e la capacità delle
cellule sanguigne di trasportare ossigeno e può provocare
danni alle pareti capillari, alla coagulazione del sangue e anche
lesioni localizzate ai tessuti per insufficienza sanguigna. Inoltre, le
persone sensibili alla ipertermia maligna, una malattia genetica
caraterizzata da forti contrazioni muscolari e da un rapido aumento
della temperatura corporea, se esposti a alcuni anestetici, sono a
maggior rischio di colpo di calore da sforzo (Muldoon et al.,
2004).
Reazioni allo stress da calore ed evoluzione dei disturbi da calore
Lo stress da calore si riferisce ai processi ambientali e metabolici
che provocano aumento della temperatura corporea. Il calore metabolico
si crea dai muscoli in attività e viene trasferito
dall’interno alla pelle dove viene disperso con la
traspirazione. Se non c’è dispersione, la
temperatura interna sale rapidamente. Lo scambio di calore dalla pelle
all’ambiente è danneggiato da temperature esterne
molto elevate, da un alto tasso di umidità, dal minimo
ricircolo d’aria, dai raggi del sole e dal riverbero di
superfici calde (rocce, terra, palazzi), dai vestiti, compresa
l’attrezzatura sportiva come imbottiture per le spalle,
caschi (Brothers et al., 2004) utilizzzati ad esempio nel football
americano (Bergeron et al., 2005; Fowkes et al., 2004; Kulka &
Kenney, 2002).
La temperatura corporea aumenta anche in caso di malattia: la febbre ha
un’importante funzione termoregolatoria in quanto raggiunge
la temperatura in cui la traspirazione e il flusso sanguigno alla pelle
aumentano al punto da necessitare la dispersione all’esterno.
Chi ha la febbre subisce repentini sbalzi di temperatura soprattutto se
esposto al calore oppure durante l’esercizio fisico, e tali
rialzi possono trasformarsi in rialzi di prostaglandine e altri
mediatori dei processi infiammatori come le citochine (Leon, 2006).
Infortuni o infezioni contratte in precedenza possono provocare
disturbi da calore “da sforzo” (Sonna et al.,
2002). La Figura 1 descrive un esperimento condotto in laboratorio su
un soggetto che in seguito si è scoperto aver avuto una
bolla infetta. L’individuo manifestava un insolito rialzo
termico se impegnato in attività fisica al caldo.
Figura 1. Infortuni o infezioni contratte in precedenza possono
provocare disturbi “da sforzo”. La figura mostra un
esperimento di laboratorio su un soggetto con normali valori di
temperatura interna dopo una sessione di esercizi al caldo nei giorni 1
e 2. Il giorno 3 mostra un valore anormale dopo gli esercizi (la linea
continua più grossa). Dopo la sessione, il soggetto accusa
dolore a una bolla infetta, per la quale sono state necessarie
immediate cure mediche. Dopo due giorni di trattamento antibiotico per
via orale per combattere l’infezione, i valori relativi alla
temperatura interna si ristabiliscono sulla normalità
(giorno 4). (USARIEM, non pubblicato).
Lo stress da calore come conseguenza dell’ambiente e
dell’attività fisica mette alla prova il sistema
cardiovascolare che deve fornire rapidamente il sangue alla pelle,
nella quale tende a concentrarsi riducendo il tempo di ritorno al
cuore. Per compensare questa deficienza, il flusso sanguigno viene
distolto da reni, fegato e intestino per equipaggiare meglio muscoli,
pelle, cervello, cuore e polmoni. Come conseguenza si può
avere un insufficiente ossigenazione ai tessuti di quegli organi
interni, rilascio di tossine batteriche nel sangue, danni ai tessuti
causati dalla produzione di ossidanti e ossido di azoto, temperature
elevate e shock da calore (>41°C) (Lambert, 2004).
L’ipertermia (temperatura corporea eccessiva) ha un effetto
diretto a livello cellulare: la magnitudo e la durata dello shock da
calore influenzano sia la capacità di adeguamento delle
cellule, nota come “tolleranza termale acquisita”
(ATT, Acquired Thermal Tolerance), (Kregel, 2002), che i danni ai
tessuti e la morte cellulare (Gabai & Sherman, 2002).
L’ipertermia, l’insufficiente rifornimento di
sangue ai tessuti e la risposta infiammatoria sistemica possono dare
vita a disfunzioni cellulari, perdita
dell’integrità della membrana cellulare,
coagulazioni intravascolari diffuse (coaguli di sangue sparsi) e
disfunzioni agli organi, soprattutto polmoni, fegato e reni. A livello
molecolare, l’ipertermia può causare deperimento
di proteine. Un ciclo metabolico alterato a causa
dell’ipertermia provoca accelerazione dei livelli di reazioni
chimiche e contribuisce alla apoptosi, la morte cellulare geneticamente
controllata. Le disfunzioni che interessano il sistema nervoso centrale
sono mediate da un ridotto flusso sanguigno cerebrale,
dall’influsso dello shock da calore sul metabolismo del
tessuto neurale e da coaguli di sangue sparsi.
Adattamento allo stress da calore
L’acclimatazione al caldo si svolge su un periodo di tempo di
giorni e addirittura settimane di ripetute esposizioni al calore che
sono tanto stressanti al punto da far salire sia la temperatura interna
che quella della pelle e da produrre una copiosa sudorazione.
L’acclimatazione al calore prevede un adattamento a certi
ambienti che necessita di mesi o anni di esposizione. In questo
articolo, l’attenzione è rivolta
all’acclimatazione che induce a regolazioni a livello
biologico in grado di combattere gli effetti fisiologici dello stress e
migliorare la performance sportiva in ambienti particolarmente caldi.
Anche l’allenamento con esercizi aerobici in climi temperati
ha i suoi effetti positivi a livello fisiologico e sulla performance in
ambienti caldi, sebbene l’allenamento da solo non possa
rimpiazzare i benefici di una perfetta acclimatazione al caldo.
La tabella 2 fornisce una breve descrizione dei benefici
dell’acclimatazione al caldo che minimizza le tensioni, come
la regolazione fisiologica a una certa esposizione e migliora la
capacità submassimale aerobica dell’esercizio.
Questi benefici dovuti all’acclimatazione si raggiungono con
l’aumento del volume del plasma, da una migliore sudorazione
e dal flusso sanguigno alla pelle, miglior equilibrio di liquidi e
stabilità cardiovascolare. L’acclimatazione
dipende dal clima (caldo secco contro caldo umido) e dal livello di
attività fisica: ad esempio, l’acclimatazione al
caldo secco è ideale per un atleta che deve stare in un
ambiente secco rispetto a quella al caldo umido e viceversa. Tuttavia,
l’acclimatazione ai climi umidi oppure
secchi può migliorare nettamente le
capacità atletiche nell’altra condizione climatica.
Tabella 2. Benefici dell’acclimatazione al calore
La “Tolleranza termica acquisita” si riferisce alle
modificazioni cellulari a seguito di una esposizione grave sebbene non
letale al calore che consente all’organismo di sopravvivere a
una successiva e ahimé letale esposizione al calore. Questa
tolleranza e l’acclimatazione sono complementari;
l’acclimatazione riduce gli effetti dannosi del calore a
livello fisiologico, laddove la “tolleranza termica
acquisita” aumenta la possibilità di sopravvivenza
a certe temperature (Kregel, 2002). Inoltre, è collegata
alla produzione di proteine specifiche contro lo shock da calore che si
legano ad alcune molecole per fornire protezione alle cellule e per
accelerare il recupero dei tessuti danneggiati. Oltre
all’azione di queste proteine, altri sistemi cellulari e
metabolici partecipano allo stesso modo alla “tolleranza
termica acquisita” (Sonna et al., 2002).
Tabella 3 Strategie di acclimatazione al calore

Devono rifarsi al clima dell’evento atletico o del luogo in
cui ci si trova
Pertanto comportano un adeguato stress da calore
-Il calore deve essere tale da causare abbondante sudorazione
-Utilizzate cyclette sia in attività che nel periodo di
riposo per intensificare o diminuire gli effetti dello stress da calore
sulle funzioni corporee
Prevedere almeno 6-14 giorni di adeguato stress termico
Allenarsi quotidianamente per almeno 90 minuti consecutivi
Iniziare con acclimatazione e allenamento
-Occorre flessibilità nel programma di allenamento
-Aumentare la fiducia nelle proprie capacità
-I benefici a livello di prestazione possono essere più
lunghi ad arrivare di quelli fisiologici
Metodi di acclimatazione
-Stanze climatizzate (tipo la sauna) oppure temperature molto elevate
-Inserire nel programma di allenamento ulteriori sessioni esclusive per
l’acclimatazione
Se restano solo pochi giorni alla performance atletica o alla gara
-Iniziare lentamente e diminuire durata e intensità
dell’allenamento, limitare l’esposizione al calore
-Acclimatarsi nelle ore più calde della giornata
-Allenarsi nelle ore più fresche della giornata
-Utilizzare cyclette apposite da lavoro/riposo
-Controllate le necessità di sali minerali e liquidi,
soprattutto nel corso della prima settimana di acclimatazione
La Tabella 3 offre alcune strategie di acclimatazione al calore da
prendere in considerazione ai fine di una preparazione atletica o per
motivi professionali da svolgere con temperature calde. I benefici
iniziali della acclimatazione sono un aumentata resa nel lavoro fisico
di pari passo a una migliore funzionalità di
termoregolazione a e cardiovascolare e un minor rischio di contrarre
disturbi da calore. Basta una minima esposizione di 90 minuti al giorno
per 8-14 giorni con un po’ di attività fisica per
ambientarsi al meglio (Sawka et al., 1996). Esposizioni più
lunghe e periodi di acclimatazioni più estesi forniscono
ulteriori benefici (Sawka et al., 2001). Le persone che hanno
già sperimentato disturbi collegati al caldo richiederanno
tempi maggiori di acclimatazione (Armstrong et al., 1990b).
La prevenzione e il trattamento immediato dei disturbi da calore
La maggior parte dei casi di disturbi da calore può essere
prevenuta con l’acclimatazione e la “tolleranza
termica acquisita”, evitando l’esposizione in zone
molto assolate e mantenendo giusta l’idratazione. Inoltre,
allenatori e preparatori dovrebbero accorgersi dei segnali e dei
sintomi di disturbi gravi (Tabella 4). Gli atleti che mostrano tali
sintomi dovrebbero interrompere a volte l’attività
e recuperare in ambienti freschi reintegrando i liquidi persi e i sali
minerali.
Tabella 4. Segnali e sintomi di disturbi da calore da sforzo
(modificati da Birkley et al. (2002) dal Departmente of the Army and
Air Force (2003).
Quando le misure preventive non sono più sufficienti, il
trattamento dei disturbi gravi da calore necessita il raffreddamento
esterno del corpo, il monitoraggio e se possibile, la reidratazione. Il
raffreddamento abbassa la temperatura dei tessuti, stabilizza la
pressione cardiaca costringendo i vasi sanguigni e rappresenta un
fattore importante di recupero e di prognosi positiva (Heled &
Deuster, 2006). L’immersione del corpo in acqua fredda o
ghiacciata con massaggi sulla pelle è la soluzione
più efficace: docce fredde, impacchi ghiacciati e coperte
gelate, rimozione di abbigliamento non necessario, tutto ciò
aiuta a ridurre il ruolo del calore (Casa et al., 2005).
L’immersione in acqua ghiacciata abbassa la temperatura del
corpo di 0,15-0,30°C al minuto (Casa et al., 2005; Costrini,
1990). Anche se meno efficace del ghiaccio, i ventilatori a freddo
riducono la temperatura corporea alla velocità di
0,06°C al minuto (Casa et al., 2005). Il raffreddamento
dovrebbe iniziare al più presto avvalendosi della migliore
tecnica a disposizione e continuare fino a che la temperatura rettale
non sia scesa sotto i 38,5°C (Proulx, 2003). E’
necessario correggere le carenze di liquidi e sali minerali, sia
bevendo che per via endovenosa.
CONCLUSIONI
Tutti coloro che prendono parte ad attività fisica molto
stancante per una certa durata di tempo in condizioni atmosferiche
calde sono esposti al disturbi da calore “da
sforzo”, che vanno dalle forme più leggere a
quelle decisamente serie, tali da richiedere l’intervento del
medico. Molti sono i fattori da associare a tali disturbi: ambientali,
fisici, fisiologici, medici e collegati alle droghe. Gli atleti, il
personale e lo staff medico possono mitigare i rischi identificando le
figure più soggette ai pericoli, seguendo pedissequamente le
indicazioni per una giusta acclimatazione, per il ripristino di liquidi
e di sali minerali e varie strategie in fase di esercitazione e in
quella di riposo e infine, tenendo sempre la situazione sotto
controllo. Quando si verificano tali disturbi, si deve subito
provvedere al raffreddamento. L’immersione in acqua fredda o
ghiacciata rappresenta il metodo più efficace per un rapido
raffreddamento.
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