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Il collasso negli sport di resistenza

SSE#95, VOLUME 17 (2004) Numero 4


Robert Sallis, MD, FACSM
Co-Director, Sports Medicine Fellowship
Department of Family Medicine
Kaiser Permanente Medical Center
Fontana, California

PREMESSE

  • Il collasso è uno stato fisico, generalmente benigno, che si verifica dopo che l’atleta ha tagliato il traguardo oppure a fine esercitazione. Gli atleti che subiscono un collasso prima di aver completato la gara presentano, nella maggioranza dei casi, problemi più seri.
  • Gli atleti che restano vigili dopo il collasso riporteranno conseguenze meno gravi di coloro che mostrano una diminuito livello cosciente.
  • Per esaminare il collasso, è necessario controllare i segnali vitali (soprattutto la temperatura rettale se si hanno sospetti di colpo di calore), lo stato di idratazione (disidratazione o iperidratazione) ed effettuare analisi del sangue (livelli di sodio e glucosio nel sangue) se necessarie.
  • La causa più comune di collasso è l’abbassamento della pressione arteriosa dovuta all’afflusso di sangue alle gambe in seguito alla cessazione dell’attività (come per l’ipotensione, il collasso da calore o la sincope). In tal caso, la cosa migliore da fare è sollevare gambe e bacino fino a quando i sintomi siano scomparsi.
  • La causa più seria del collasso è l’abbassamento del livello di sodio nel sangue (iponatriemia) generalmente associata a una reidratazione eccessiva con liquidi che contengono poco o addirittura nessuna traccia di sodio. Gli atleti iponatriemici che sembrano iperidratati non andrebbero curati con iniezioni endovenose.
  • Il colpo si calore è una causa minore del collasso ma può risultare fatale se diagnosticata in ritardo e va trattata immediatamente con immersione in acqua ghiacciata che aiuta a raffreddare velocemente il corpo.

INTRODUZIONE

Con molta probabilità il collasso è il problema medico più serio a cui può andare incontro un atleta. Anche se può verificarsi in competizioni atletiche che richiedono un sforzo particolare, la maggioranza dei casi accertati riguarda gare di resistenza, come la maratona o il triathlon. L'incidenza diventa maggiore se la distanza da percorrere, la temperatura e l'umidità aumentano (O'Conner et al., 2003).

Nelle gare di resistenza, circa l'85% dei casi di collasso si verifica dopo che l'atleta ha tagliato il traguardo (Holtzhause & Noakes, 1997). Data la natura benigna della maggioranza dei casi di collasso, l'atleta difficilmente risentirà di effetti collaterali con il passare del tempo, tuttavia, in alcune circostanze, il collasso può risultare più serio e addirittura mettere a repentaglio la vita dell'atleta. Per questo motivo, il personale medico che assiste all'evento e si prende cura degli atleti deve riuscire a dare la giusta valutazione del caso e provvedere immediatamente alle cure più appropriate.

ANALISI DELLA RICERCA

Definizione di collasso come conseguenza dell'attività sportiva
Il collasso come conseguenza dell'attività sportiva si definisce come l'incapacità di muoversi da soli, anche se non si sono esaurite le forze e quando si presentano nausea, vomito o crampi (Holtzhause & Noakes, 1997; O'Conner et al., 2003). Un atleta che subisce un collasso può avere la temperatura corporea normale ma anche più alta o più bassa del normale. Per restare in tema con il presente articolo, diciamo che il collasso conseguente allo sport esclude quelle condizioni ortopediche tipo ferite al ginocchio o alla caviglia che potrebbero potenzialmente impedire all'atleta di camminare da solo ma che si distinguono per i sintomi dalle cause del collasso.

Le condizioni che generalmente provocano il collasso sono relativamente poche per numero e si possono dividere in benigne e più gravi. Le cause più comuni di collasso benigno includono spossatezza, ipotensione dell'atleta, disidratazione e crampi muscolari. Le cause più preoccupanti includono iponatriemia, colpo di calore, ipoglicemia, arresto cardiaco e altre condizioni mediche.

Controllo e valutazione dell'atleta colpito da collasso sul campo
L'accertamento sul campo dell'atleta colpito da collasso inizia con un'analisi rapida del livello cosciente: se l'atleta è sveglio e vigile, le cause del collasso sono probabilmente benigne. Allorquando viene a diminuire il livello cosciente, diventa necessario un soccorso cardiaco tempestivo. Controllare le vie respiratorie, il respiro e la circolazione diventa di primaria importanza. E' necessario esaminare al più presto le condizioni generali dell'atleta ossia la temperatura rettale, la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. Anche il momento in cui l'atleta ha perso conoscenza può essere un segnale di ulteriore preoccupazione: se è avvenuto dopo la fine della gara è sicuramente meno preoccupante dell'eventualità che il collasso sia avvenuto in gara.

Storia. Allenatori, preparatori atletici, amici e altri osservatori possono fornire preziose informazioni. Ecco alcune domande fondamentali da porre anche a loro:

  1. Quanti liquidi e che genere di bevande l’atleta ha assunto durante la gara? La risposta a questa domanda rappresenta un’indicazione importante per capire il livello di disidratazione, iponatriemia o ipoglicemia.
  2. Quanta urina è stata espulsa durante la gara? Gli atleti molto disidratati è probabile che non abbiano mai urinato in gara.
  3. Si sono verificati vomito o diarrea durante la competizione? Se sì, è un ulteriore contributo alla disidratazione.
  4. Quanti carboidrati sono stati assunti prima e durante la gara? Un apporto insufficiente di carboidrati può essere causa dell’abbassamento del livello di zucchero (ipoglicemia), soprattutto nelle persone diabetiche.
  5. L’atleta ha avuto malattie o subito interventi (Tabella 1) che possono avere diminuito la tolleranza al calore o l’equilibrio dei liquidi?
  6. L’atleta era allenato a sufficienza e pronto per la competizione? Una preparazione inadeguata facilita l’incidenza di collasso.
  7. L’atleta presenta sintomi quali dolori al petto, palpitazioni, nausea oppure affanno che possono essere un campanello d’allarme di una condizione fisica non perfetta?

TABELLA 1. Farmaci che influiscono negativamente sulla termoregolazione

Classificazione dei farmaci
Anticolinergici
Antistaminici
Beta-bloccanti
Diuretici
Alfa-metildopa
Fenotiazine
Antidepressivi triciclici
Abuso di farmaci
Alcol
 

Esame. L'esame dell'atleta che ha subito un collasso dovrebbe basarsi su un monitoraggio continuo delle condizioni generali del malato. La frequenza cardiaca e la pressione andrebbero misurate sia in posizione supina che eretta. Quando l'atleta è in posizione eretta, se la frequenza cardiaca aumenta di 20 battiti al minuto oppure la pressione sistolica scende di 20 mm Hg e quella diastolica di 10 mm Hg, allora si può parlare di esaurimento graduale del volume sanguigno e di probabile disidratazione. Tenete sempre a mente che la maggioranza degli atleti di resistenza ha una bassissima frequenza cardiaca a riposo e un valore di 80 battiti al minuto a riposo può, per loro, rappresentare tachicardia (Mayers & Noakes, 2000; O'Conner et al., 2003). E' necessario misurare la temperatura rettale a quegli atleti che presentano una ridotta funzionalità mentale per stabilire eventualmente la presenza di colpo di calore. (Misurare la temperatura nell'orecchio e in bocca non è sufficiente per stabilire l'esatta temperatura corporea). Una temperatura rettale di circa 40°C richiede immediate operazioni di raffreddamento.

Lo stato di idratazione dell'atleta può essere stabilito in base alla quantità di liquido ingerito e alla capacità di produrre saliva (Holtzhause & Noakes, 1997; O'Conner et al., 2003). Gli atleti disidratati hanno molta sete e saranno in difficoltà a produrre una quantità di saliva necessaria per sputare. Inoltre, il turgore della pelle diminuisce di gran lunga in atleti fortemente disidratati, la pelle sembra molle, flaccida e assume la forma di una tenda appena piantata (appunto il fenomeno "a tenda").

Al contrario, gli atleti iperidratati possono sembrare gonfi. E pertanto anelli, bracciali, scarpe e polsini sembrano più stretti rispetto a come calzavano prima della gara. In molti casi gravi di iperidratazione, si può verificare anche edema plastico (gonfiore) alle gambe e ciò si associa generalmente all'abbassamento dei livelli di sodio nel sangue (iponatriemia). Controllare il peso corporeo prima e dopo la competizione può essere d'aiuto per capire il livello di liquidi. Una perdita di peso del 2-5% segnala una disidratazione laddove un aumento di peso è sinonimo di eccesso di liquidi.

Test di laboratorio. Gli esami di laboratorio più efficaci per un atleta che ha subito un collasso sono quelli che misurano la concentrazione di glucosio e di sodio nel sangue.
L'iponatriemia è la causa maggiore di collasso in forma grave per l'atleta di resistenza. E' fondamentale la tempestività nella misurazione dei livelli di sodio al fine di diagnosticare tale condizione e provvedere a un trattamento adeguato. L'ipoglicemia, sebbene meno comune può portare a gravi alterazioni del livello cosciente e persino al coma, che può essere prontamente rettificato con la somministrazione di glucosio per via orale o endovenosa.

Classificare la gravità del collasso nell'atleta

La grande maggioranza dei collassi negli atleti è di origine benigna (Holtzhause & Noakes, 1997; Mayers & Noakes, 2000; Sandell et al., 1988). Secondo Bently (1996) e O'Conner et al. (2003), le condizioni che lasciano intuire una causa benigna di collasso sono le seguenti:

  1. L’atleta è cosciente e vigile.
  2. La temperatura rettale è maggiore di 35°C e inferiore ai 40°C:
  3. La pressione sanguigna sistolica è maggiore di 100 mmHg e la frequenza cardiaca inferiore ai 100 battiti al minuto.
  4. La concentrazione di glucosio nel sangue è 70-180 mg/dl e quella di sodio è pari a 135-148 mEq/L.
  5. La percentuale di perdita di peso è inferiore al 5%.

Le cause più comuni di collasso grave nell'atleta includono iponatriemia, ipoglicemia, colpo d calore, arresto cardiaco e altri gravi condizioni mediche, tra le quali colpo apoplettico, emorragia cerebrale e coma diabetico. Bently (1996) e O'Conner et al. (2003) hanno identificato come cause principali per le forme più gravi di collasso le seguenti situazioni:

  1. Stato di incoscienza o di confusione mentale (disorientamento, aggressività).
  2. Temperatura rettale superiore ai 40°C o inferiore ai 35°C.
  3. Pressione sanguigna sistolica inferiore ai 100 mm Hg e frequenza cardiaca superiore ai 100 battiti al minuto.
  4. Concentrazione di glucosio nel sangue inferiore ai 70 mg/dl o maggiore di 180 mg/dl; concentrazione di sodio nel plasma inferiore ai 130 mEq/L o maggior di 148 mEq/L.
  5. Perdita o aumento di peso maggiore del 5% del peso corporeo. (La perdita di peso indica disidratazione e l’aumento di peso suggerisce un carico eccessivo di liquidi che presuppone iponatriemia).

Cause di collasso nell'atleta di resistenza

Ipotensione da posizione (Spossatezza da calore o sincope).

L'ipotensione da posizione (pressione sanguigna bassa in posizione eretta) è stata definita come spossatezza da calore o sincope da calore e rappresenta una delle cause maggiori di collasso. Il collasso avviene generalmente all'arrivo della gara e raramente si tratta di una cosa seria al punto da necessitare un ricovero ospedaliero. Probabilmente viene causato dal riversamento del sangue nei vasi dilatati della pelle e delle membra, soprattutto le gambe e dalla perdita dell'azione pompante del muscolo negli arti inferiori dopo la cessazione dell'attività (Holtzhause & Noakes, 1997; O'Conner et al., 2003; Sandell et al., 1988).

La disidratazione e la risultante diminuzione del volume di sangue in circolazione fa aumentare il rischio di ipotensione da posizione eretta, ma non ci sono prove attestate che questo tipo di ipotensione degeneri in colpo di calore. L'ipotensione da posizione eretta diventa il probabile responsabile se la temperatura rettale è minore di 40°C, la frequenza cardiaca inferiore ai 100 battiti al minuto e la pressione sanguigna sistolica maggiore di 100 mm Hg una volta che l'atleta assume la posizione supina.

Come trattamento è necessario far sollevare i piedi e il bacino per 10-20 minuti fino a che non è stata ristabilita la normale circolazione. Agli atleti andrebbero somministrati liquidi da assumere fino alla tolleranza massima. Soluzioni orali reidratanti o sports drink in grado di ripristinare sali minerali e carboidrati sono sempre da preferir all'acqua. Ci può essere anche chi necessita di liquidi per via endovenosa se si constatano segni gravi di disidratazione.

Crampi muscolari. I crampi muscolari si presentano in linea di massima in ogni attività sportiva che comporta grande sforzo fisico. Possono sopraggiungere durante o dopo ripetute esercitazioni al caldo, al freddo o in acqua. I crampi diventano più frequenti e seri con un'attività particolarmente intensa in condizioni ambientali calde e umide. Atleti con anemia falciforme possono andare soggetti a crampi ricorrenti e severi, essi sono più esposti a rischio di morte improvvisa in seguito ad attività fisica.

Le testimonianze che abbiamo supportano due studi eziologici piuttosto comuni sui crampi collegati allo sport e cioè la stanchezza muscolare da eccesso di sforzo e l'esaurimento dei livelli di sodio (Bently, 1996; Miles & Clarkson, 1994). La prima provoca, per lo più, crampi meno dolorosi e più localizzati. La mancanza di sali, al contrario, può provocare crampi più dolorosi in tutto il corpo.

La prima cosa da fare in caso di crampi muscolari è quella di tenere il muscolo colpito da crampo in allungamento (stretching); anche l'applicazione di ghiaccio e/o un massaggio più risultare utile per rendere meno dolorosa la fase acuta di un crampo. I crampi come conseguenza di uno sforzo fisico tendono a comparire nella prima fase della stagione sportiva quando gli atleti sono meno in forma o quando sono coinvolti in attività faticose insolite. Un'aumentata assunzione di sali può essere molto utile per prevenire i crampi acuti, quelli che coinvolgono l'intero corpo e ricorrono con una certa frequenza.

Disidratazione. La disidratazione può avere effetti collaterali molto dannosi per l'atleta, sicuramente danneggia la prestazione e aumenta la probabilità di collasso (American College of Sports Medicine, 1996; Casa et al., 2000). La disidratazione porta a un ridotto volume sanguigno, che rende l'atleta più suscettibile all'ipotensione da posizione eretta e al collasso. L'abbassamento del volume del sangue è associato anche a una diminuzione della gittata sistolica cardiaca che si traduce in un minor flusso di sangue alla pelle che, al contrario, incide sulla dispersione di calore. Gli atleti disidratati hanno una temperatura rettale maggiore del normale e la disidratazione riduce il tempo di resistenza a un esercizio prima dell'insorgere della stanchezza e eventualmente del collasso. Segnali e sintomi di una seria disidratazione sono un'abbondante sete, secchezza della bocca e difficoltà a produrre saliva. Le ricerche relative agli esami fisici compatibili con la disidratazione si basano sull'aumento della frequenza cardiaca, sulla diminuzione della pressione sanguigna, sulla perdita di peso e su un minor turgore della pelle (pelle molle con l'effetto "tenda").

Le cure all'atleta disidratato dovrebbero iniziare con l'assunzione di soluzioni o sports drink se non si stanno verificando episodi di vomito e se ha perduto meno del 5% del peso corporeo. Liquidi per via intravenosa possono essere utilizzati soltanto nel caso in cui l'atleta non tolleri soluzioni liquide oppure nel caso in cui la perdita di peso supera il 5%.

Iponatriemia. L'iponatriemia è la causa più grave di collasso come conseguenza della attività sportiva. In linea di massima sopraggiunge a seguito dell'assunzione di liquidi ipotonici che non contengono sodio o in minima parte per far fronte alla perdita di sudore generalmente ipertonico. I casi più comuni si verificano nelle gare di resistenza particolarmente lunghe ed sono più frequenti fra le donne, i corridori più lenti e tutti coloro che assumono acqua invece di sports drink addizionati con sodio (Noakes, 1998; Sandell et al., 1988; Speedy et al., 1999). I sintomi di iponatriemia dipendono dalla gravità della mancanza di sodio. Una concentrazione normale di sodio nel sangue va da 135 a 145 mEq/L, e il grado di iponatriemia può essere da leggero a grave:

  • Leggero (sodio = 131-134 mEq/L), di solito non ha sintomi.
  • Moderato (sodio = 126-130 mEq/L), possono comparire fastidi, nausea, stanchezza, confusione mentale e la cosiddetta “andatura a fantasma” ovvero movimenti involontari e ripetuti delle gambe in fase di riposo).
  • Grave (sodio <126 mEq/L), può provocare coma, colpo apoplettico e anche la morte.

Gli esami del sangue effettuati su un atleta iponatriemco rivelano, solitamente, una temperatura rettale inferiore ai 39°C e pressione sanguigna e frequenza cardiaca nei valori normali. Il livello di coscienza va sempre a diminuire allorquando si passa da una fase moderata a una più grave. L'iponatremia causata da un eccesso di liquidi provoca nell'atleta gonfiori e la sensazione che gli anelli, l'orologio e le scarpe siano più stretti che in precedenza: in questo caso si è verificato un deciso aumento di peso nel corso della competizione. Tuttavia, gli atleti iponatriemici possono anche essere disidratati o avere un minor volume sanguigno e ciò si spiega con il fatto che hanno recuperato solo in parte le perdite di sudore con i liquidi ipotonici che hanno assunto. Questo tipo ipotonico di iponatriemia è piuttosto comune tra i corridori più veloci.

L'esperienza ci insegna che si può parlare di iponatriemia se la temperatura rettale, la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca sono su valori normali per l'atleta che ha subito un collasso e presenta un abbassamento del livello cosciente (Holtzhause & Noakes, 1997, 1998; Mayers & Noakes, 2000). Quando l'atleta dà segni di iperdidratazione, bisogna assolutamente evitare la somministrazione di liquidi per via endovenosa in quanto si rischia di danneggiare il cuore o addirittura arrivare alla morte. Quando l'atleta sembra disidratato e si presume abbia un volume sanguigno basso, una somministrazione endovenosa di soluzione salina serve a ripristinare acqua e sali. Nei casi più gravi, si può optare per soluzioni saline altamente ipertoniche (3-5%) da iniettare molto lentamente (meno di 50 ml/h) tenendo sotto continuo controllo le condizioni generali dell'atleta. La maggioranza degli atleti che presentano forme anche piuttosto gravi di iponatriemia recuperano da soli nel giro di 1-3 ore di riposo e cure di sostegno. Quando l'urina diventa abbondante e chiara, l'atleta è in fase di recupero.

Colpo di calore. Il colpo di calore è la conseguenza dell'incapacità del corpo di regolare la sua temperatura di fronte a temperature esterne calde. E' un evento raro, per fortuna, e facilmente trattabile se preso per tempo; tuttavia, se trattato in modo errato e non tempestivamente può causare seri problemi. I sintomi caratteristici per cui si può parlare di colpo di calore coinvolgono la sfera mentale, ovvero la perdita o la diminuzione livello cosciente e delle stimolazioni intellettive (Holtzhause & Noakes, 1997; Noakes, 1998). L'atleta spesso ha un collasso o si comporta impropriamente per poi scivolare nel coma; inoltre si sviluppa sovente radbomiolisi (crollo del tessuto muscolare) e insufficienza renale che può portare alla morte.

Solitamente gli atleti colpiti da colpo di calore collassano prima della fine della competizione, in genere gare più brevi ma percorse alla velocità massima. Gli atleti più pesanti sono a maggiore rischio. Dal momento che gli atleti impegnati in lunghe gare di resistenza corrono a una velocità controllata, riescono ad immagazzinare meno calore all'interno del corpo (se il tasso di umidità è basso) pertanto sono a minor rischio. I fattori che predispongono al colpo di calore sono una temperatura molto elevata e soprattutto un tasso elevato di umidità, l'aumento della velocità di corsa, storie personali di patologie da calore, notevole peso corporeo e forse anche la disidratazione con deplezione del volume sanguigno. Episodi di vomito e di diarrea sono sintomatici dell'insorgere del colpo di calore.

L'esame che dà la certezza che si tratta di colpo di calore è l'innalzamento della temperatura rettale al di sopra dei 40°C; per di più gli atleti soggetti presentano una frequenza cardiaca molto elevata, respiro accelerato e bassa pressione sanguigna. La sudorazione si interrompe e la vittima sembra accaldata e asciutta nel classico colpo di calore, se invece è conseguente ad attività fisica, l'atleta suderà copiosamente.

Il trattamento del colpo di calore è un rapido raffreddamento che permette di aumentare le possibilità di vita del 90-95% dei casi. Al contrario, se si ritarda il raffreddamento e la temperatura si alza sopra i 42°C, diventa fatale nell'80% dei casi (Holtzhause & Noakes, 1997, 1998; Noakes, 1988). Il colpo di calore è una vera emergenza medica che possiamo chiamare anche "attacco di calore" e necessita cure tempestive per cui ogni minuto di attesa riduce in modo significativo le speranze di vita dell'atleta.

Il metodo più efficace per ottenere un rapido raffreddamento è quello di immergere l'atleta in acqua ghiacciata, utilizzando una vasca o una piccola piscina piena di acqua e ghiaccio. Di solito, l'immersione per 5-10 minuti è sufficiente per il raffreddamento e comunque l'operazione dove proseguire fino a quando la temperatura scende al di sotto dei 38°C oppure quando l'atleta inizia a tremare.

Un'alternativa un po' meno efficace è quella di fare degli impacchi di ghiaccio sul collo, all'inguine e sotto le braccia insieme a un'aspersione di acqua fredda utilizzando bottigliette spray. Inoltre, possono risultare utili anche iniezioni di liquidi freddi.

Ipoglicemia. L'ipoglicemia è una delle cause meno frequenti di collasso come conseguenza dell'attività sportiva e si verifica quando la produzione di glucosio da parte del fegato diminuisce dopo che le riserve di glicogeno sono esaurite (Holtzhause & Noakes, 1997; Sandell et al., 1988). E' una situazione tipica delle competizioni di resistenza che durano più di quattro ore. Gli atleti che non riescono ad assumere la giusta quantità di alimenti e liquidi a base di carboidrati nel periodo precedente e durante l'evento sportivo sono quelli più a rischio. L'ipoglicemia è soprattutto una prerogativa dei diabetici e di tutti coloro che non hanno una alimentazione regolare.

I sintomi della ipoglicemia sono tremori corporei, stanchezza, ansia, sudorazione, difficoltà a parlare e infine anche il coma. Come trattamento è necessario la somministrazione di glucosio (sports drink, succo di frutta, caramelle o tavolette di glucosio) che offre immediato sollievo. Soluzioni per endovena di glucosio (D50) o iniezioni di glucagone sono da preferire per tutti gli atleti ipoglicemici incoscienti o irresponsabili al fine di risollevare immediatamente i livelli di zucchero nel sangue.

Ipotermia. L'ipotermia può essere una causa insolita di collasso negli atleti e si verifica quando l'atleta rimane troppo a lungo in un ambiente freddo e non riesce a produrre sufficiente calore corporeo necessario a compensare la perdita di calore dovuta all'ambiente circostante. I casi più frequenti si rilevano quando la parte di nuoto del triathlon si svolge in acque fredde, quando competizioni di resistenza si tengono in periodo freddi e piovosi oppure in tutti gli sport invernali come lo sci di fondo

La gravità della ipotermia viene stimata con la temperatura rettale. Una ipotermia leggera si ha con temperature che vanno dai 32°C ai 35°C e si accompagna a confusione mentale e tremori intensi. La cura si basa sulla protezione dell'atleta dagli eventi atmosferici sostituendo gli abiti bagnati e riscaldando passivamente il corpo con una coperta e una tazza di roba calda da bere. Quando invece la temperatura scende sotto i 32°C il tremito (che genera calore) si interrompe; se ciò si verifica è necessario portare l'atleta immediatamente all'ospedale dove verranno adottate misure più efficaci di riscaldamento come la somministrazione di liquido caldo per via endovenosa, ossigeno caldo e dialisi peritoneale con liquidi caldi. Nei casi ancora più gravi, ossia con temperatura al di sotto dei 30°C, l'atleta può sembrare apparentemente morto, per poi riprendersi dopo la fase di riscaldamento.

CONCLUSIONI

Il collasso associato all'attività sportiva è un avvenimento abbastanza comune negli sport di resistenza, soprattutto quelli che si tengono in condizioni ambientali caldo-umide. La causa è quasi sempre benigna negli atleti che collassano dopo la fine della gara senza perdita di conoscenza, con i normali valori vitali e un normale stato mentale. La cosa si complica se il collasso sopraggiunge durante la gara, se l'atleta presenta condizioni generali oscillanti e un alterato livello cosciente. La diagnosi appropriata e tempestiva diventa necessaria al fine di iniziare la cura più idonea. La maggior parte dei casi trova giovamento con riposo e assunzione di liquidi. D'altro canto, le cause più gravi di collasso, come quelle associate ad iponatriemia e colpo di calore, possono provocare seri danni e perfino la morte, se non curati con la massima tempestività e nel migliore dei modi. E fondamentale che coloro che prestano cure durante le competizioni di resistenza abbiano una certa familiarità con gli atleti e sappiano prendersi cura del malato per prevenire conseguenze fatali.

BIBLIOGRAFIA

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Sports Science Exchange 94
VOLUME 17 (2004) NUMERO 4
SUPPLEMENTO
IL COLLASSO NEGLI ATLETI DI RESISTENZA

E' una cosa molto comune assistere al collasso di atleti nel corso di competizioni di resistenza, soprattutto in condizioni ambientali caldo-umide. Se l'atleta collassa appena finita la gara e rimane cosciente con regolare battito cardiaco, pressione sanguigna, respiro e stato mentale, la situazione non è grave e probabilmente è una causa dell'eccessivo affaticamento, di una seppur lieve disidratazione che contribuisce al calo della pressione sanguigna quando l'atleta è in posizione eretta, e all'insorgenza di crampi.
Un caso sicuramente più grave è il collasso che si verifica nel corso della competizione o dell'allenamento, soprattutto quando l'atleta presenta segnali vitali instabili e/o perde conoscenza o si comporta in modo bizzarro (Tabella S1).

TABELLA S1. Cause comuni di collasso durante l'attività

Cause non gravi

  • Spossatezza
  • Disidratazione
  • Abbassamento della pressione sanguigna in posizione eretta
  • Crampi muscolari

Cause gravi

  • Livello di sodio nel sangue basso (iponatriemia)
  • Colpo di calore
  • Livello di zucchero nel sangue basso (ipoglicemia)
  • Temperatura corporea bassa (ipotermia)
  • Arresto cardiaco
  • Altre situazioni cliniche come colpo apoplettico, emorragia cerebrale e coma diabetico

Una diagnosi appropriata e tempestiva è fondamentale per potere provvedere alle cure necessarie. La Tabella S2 illustra le situazioni comune del collasso benigno (non grave) e del collasso potenzialmente pericoloso. E' importante che il personale medico sia in grado di avere nel minor tempo possibile i risultati di laboratorio relativi alle concentrazioni di glucosio nel sangue e di sodio nel siero. Sulla base dei livelli di sodio nel siero, si capisce la gravità della situazione (Tabella S3).

TABELLA S2. Livelli di gravità

Benign Collapse Severe Collapse
Aspetto:
Consciente e vigile
Aspetto:
Non cosciente, stato mentale alterato
Risultato degli esami:
Temperatura rettale <40°C
Pressione sanguigna sistolica > 100
Frequenza cardiaca <100 battiti al minuto
Perdita di peso 0-5%
Risultato degli esami:
Temperatura rettale >40°C
Pressione sanguigna sistolica < 100
Frequenza cardiaca >100 battiti al minuto
Aumento o perdita di peso 0-5%
Risultato dei test di laboratorio:
Glucosio nel sangue = 70-180 mg/dl
Sodio nel siero = 135-145 mEq/L
Risultato dei test di laboratorio:
Glucosio nel sangue = <70 o > 180 mg/dl
Sodio nel siero <130 or >148 mEq/L

TABELLA S3. Sintomi di iponatriemia

Leggera (Na 131-135 mEq/L): Generalmente nessun sintomo
Moderata (Na 126-130 mEq/L): Malessere, nausea, stanchezza, confusione, "corsa sconnessa"
Grave (Na <126 mEq/L): Colpo apoplettico, coma, morte


Nella maggioranza dei casi il collasso si cura con riposo, sollevamento delle gambe e del bacino e somministrazione di liquidi per bocca, soprattutto soluzioni reidratanti o sports drink che contengono carboidrati e sodio. Per quanto concerne la forma di collasso più grave, quando cioè è associato a iponatriemia e colpo di calore, si possono avere serie complicazioni come danni agli organi e anche la morte se le cure non sono appropriate e tempestive.

Si può sospettare l'insorgenza di iponatriemia se la temperatura rettale, la pressione sanguigna e il battito cardiaco sono normali nell'atleta che ha subito il collasso e mostra segni di instabilità. Negli atleti iperidratati, la somministrazione di grandi quantità di liquidi per via endovenosa dovrebbe essere evitata in quanto si corre il rischio di danneggiare il cuore o provocare la morte. Quando l'atleta sembra disidratato e si presume abbia un volume sanguigno basso, una somministrazione endovenosa di soluzione salina serve a ripristinare acqua e sali. Nei casi più gravi, si può optare per soluzioni saline altamente ipertoniche (3-5%) da iniettare molto lentamente (meno di 50 ml/h) tenendo sotto continuo controllo le condizioni generali dell'atleta.

Si può parlare di colpo di calore se l'atleta ha una temperatura rettale al di sopra dei 40°C. Inoltre, gli atleti soggetti a colpo di calore presentano una frequenza cardiaca molto elevata, respiro accelerato e bassa pressione sanguigna. Se il colpo di calore è conseguente ad attività fisica, l'atleta suderà copiosamente.

La cura per il colpo di calore è un rapido raffreddamento tramite immersione in vasche di acqua ghiacciata, immersione che deve durare almeno 5-10 minuti fino a far rientrare la temperatura rettale al di sotto dei 38°C oppure fino a quando l'atleta non comincia a tremare. Al contrario, se si ritarda il raffreddamento e la temperatura si alza sopra i 42°C, la possibilità di morte si avvicina all'80%. Il colpo di calore è una vera emergenza medica che possiamo chiamare anche "attacco di calore" e necessita cure tempestive per cui ogni minuto di attesa riduce in modo significativo le speranze di vita dell'atleta.

I sintomi della ipoglicemia sono tremori corporei, stanchezza, ansia, sudorazione, difficoltà a parlare e infine anche il coma. Come trattamento è necessario la somministrazione di glucosio (sports drink, succo di frutta, caramelle o tavolette di glucosio) che offre immediato sollievo. Soluzioni per endovena di glucosio (D50) o iniezioni di glucagone sono da preferire per tutti gli atleti ipoglicemici incoscienti o irresponsabili al fine di risollevare immediatamente i livelli di zucchero nel sangue.

L'ipotermia viene considerata leggera quando il corpo raggiunge temperature intorno ai 32-35°C e si accompagna a confusione mentale e tremori intensi. La cura si basa sulla protezione dell'atleta dagli eventi atmosferici sostituendo gli abiti bagnati e riscaldando passivamente il corpo con una coperta e una tazza di roba calda da bere. Quando invece la temperatura scende sotto i 32°C il tremito (che genera calore) si interrompe; se ciò si verifica è necessario portare l'atleta immediatamente all'ospedale dove verranno adottate misure più efficaci di riscaldamento.

CONCLUSIONI

E fondamentale che coloro che prestano cure durante le competizioni di resistenza abbiano una certa familiarità con gli atleti e sappiano prendersi cura del malato per prevenire conseguenze fatali.

ULTERIORE BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA
Holtzhause, L.M., and T.D. Noakes (1998). Planning emergency care for an ultra-endurance event. Trauma Emergency Med. June/July:19-26.

Mayers, L.B., and T.D. Noakes (2000). A guide to treating Ironman Triathletes at the finish line. Phys. Sportsmed. 28(8):35-50.

O'Conner, F.G., S. Pyne, F.H. Brennan, and T. Adirim (2003). Exercise associated collapse: An algorithmic approach to race day management. Am. J. Med. Sports 5:212-217, 229.

 

Questo articolo é stato tradotto da gssiweb.com sotto la supervisione del Dr. Nicola Sponsiello