Sports Science Exchange 94
VOLUME 17 (2004) NUMBER 3
CREATINA, CARBOIDRATI E LIQUIDI: QUANTA IMPORTANZA RIVESTONO
NELLALIMENTAZIONE DEI CALCIATORI?
Donald T. Kirkendall, Ph.D., FACSM
Sports Medicine Committee, US Soccer Federation
PREMESSE
- Dato che lo sforzo massimo di un calciatore in partita non è mai
al massimo della velocità, lintegrazione di creatina non dà
alcun beneficio.
- Prove inconfutabili confermano che una dieta ricca di carboidrati rifornisce
i muscoli di glicogeno e il glicogeno è fondamentale in quanto ottimizza
la prestazione calcistica.
- La dieta di un giocatore di calcio, specialmente nei giorni che precedono
gli allenamenti più faticosi o le partite, dovrebbe includere 8-10
grammi di carboidrati per kg di peso corporeo. Fonti eccellenti di carboidrati
sono rappresentate dai cereali, dalla frutta, dalla verdura, dal pane e dalla
pasta.
- Dopo una partita o una sessione pesante di allenamento, il rifornimento
di carboidrati ai muscoli deve iniziare prima possibile.
- Un reidratazione insufficiente provoca il peggioramento della performance
ed è causa di patologie da calore. I giocatori devono sempre cercare
di bere durante allenamenti e partite in modo tale da non perdere più
di un chilogrammo di peso.
- Se lallenamento o la partita non è faticosa e la temperatura
esterna fresca, lacqua è sufficiente, a patto che sia bevuta
in quantità. Ma se il gioco diventa più stancante e fa molto
caldo, è preferibile uno sports drink a base di carboidrati-sali minerali
per mantenere i liquidi corporei.
INTRODUZIONE
Come per molti sport, l'alimentazione ha un'importanza fondamentale nel calcio.
Questo articolo si concentra sulle questioni relative all'alimentazione - creatina,
carboidrati e ripristino idrico - sulle quali già esiste una vasta letteratura
sul calcio giocato e su test che riproducono le condizioni e le tecniche adottate
in questo sport. Come per molti altri sport, non è facile stabilire gli
effetti delle mescolanze alimentari sulle prestazioni calcistiche. Le variabili
dovute agli avversari, al tempo, alle caratteristiche del campo, alle strategie
di gioco, al tempo di gioco individuale, agli infortuni e al tempo supplementare
sono importanti per stabilire gli effetti potenzialmente inutili ma in realtà
fondamentali, dell'alimentazione. Pertanto, esistono in realtà pochi
studi di ricerca pubblicati sull'effettiva prestazione calcistica; bisogna fare
attenzione ad estrapolare i risultati da altri tipi di ricerca effettuati sul
campo.
RICERCA COMPARATA
Natura del gioco
Nel 1976, Reilly e Thomas pubblicarono alcuni dati relativi alla tempistica
di movimenti dei giocatori dellEverton Football Club e stabilirono che
essi correvano anche per 8.500 m a partita. Misurarono tali distanze con lausilio
di appunti scritti o dettati da allenatori e osservatori e dalle analisi di
registrazioni (lavoro piuttosto noioso): Circa i 2/3 della distanza totale di
8500 m, fu coperta a unintensità moderata, come camminare o correre
lentamente (tipo jogging), altri 800 m a una velocità di volata (sprint)
e il restante a unandatura che gli autori definirono di crociera
(correre intenzionalmente e con sforzo più veloce
del jogging e più lento dello sprint). Reilly e Thomas calcolarono circa
800-1000 differenti tipi di scatti e di cambi di direzione, ognuno ogni 5-6
secondi.
Withers et al. (1982) e altri esperti replicarono cercando di approfondire
il lavoro di Reilly e Thomas. Le stime attuali, basate su registrazioni e utilizzando
la tecnologia satellitare per stabilire il posizionamento in campo, indicano
che la distanza percorsa da un giocatore è di circa 10.000 m (Bangsbo,
1994a,1994b; Bangsbo et al., 1991) per gli uomini e di 8.500 m per le donne
(dati non pubblicati).
A seconda del livello di gioco e del movimento effettuato, gli allenamenti
e le partite di calcio sono in larga misura aerobici (soprattutto per lattività
moderata tipo camminare e correre piano, soprattutto in fase di recupero da
corse molto stancanti) o anaerobici (attività ad alta intensità
come quelle di crociera, sprint, dribbling, salti, contrasti e tiri).
Dato estremamente interessante, il dribbling fa aumentare la richiesta di energia
del 15% circa (Reilly & Ball, 1984). Sono fondamentali, nel calcio, quasi
tutti le abilità fisiche, soprattutto lagilità.
Un altro aspetto di questo sport in lalimentazione è essenziale,
è dato dalla frequenza delle partite. Una squadra non professionista
può giocare 5 volte in due settimane perché le organizzazione
che gestiscono i tornei cercano sempre di abbreviare la stagione calcistica.
Inoltre, spesso vengono giocati altri tornei con partite di minor durata ogni
2-3 giorni. Ciò significa che tra una partita e laltra il tempo
di recupero è pochissimo.
INTEGRAZIONI DI CREATINA
Non sono state ancora pubblicate relazioni scientifiche che trattano gli effetti
degli integratori di creatina sulla prestazione calcistica in partite vere,
ma abbiamo a disposizioni numerosi articoli che hanno riportato tali effetti
in test di laboratorio. In uno studio condotto su 18 fra uomini e donne coetanei,
giocatori di hockey o di calcio, Redondo et al. (1996) non notarono il minimo
cambiamento nei sette giorni di integrazione di creatina, nelle tre sessioni
di corsa sprint da 60 minuti, intervallati da 2 minuti di riposo. Questo studio
è stato ritenuto inapplicabile a una partita regolare di calcio, in quanto
è impossibile che un giocatore corra per 60 minuti di seguito, poi si
riposi per due minuti e quindi ricominci a correre.
Sulla base di un progetto simile, Mujika et al. (2000) reclutarono 17 calciatori
ben allenati e coetanei per studiare gli effetti della creatina su scatti di
15 metri con partenza di corsa, ogni scatto intervallato da 30 secondi di recupero.
Dopo 8 minuti di recupero dopo le varie sessioni, i soggetti cercarono di coprire
la distanza maggiore impegnandosi in una prova di corsa intermittente di 15
s al massimo dellintensità e 10 s a bassa intensità muovendosi
alternativamente in avanti, indietro e di lato in cerchio intorno allarea
di rigore. Prima e dopo le due prove di corsa, i soggetti si erano impegnati
in salti in verticale che simulavano colpi e azioni di testa. Tutti i 17 soggetti
ripeterono il test due volte, una volta prima dellintegratore e unaltra
dopo 6 giorni di integratori di creatina (n=8) o di placebo (n=9). Mettendo
a confronto i risultati dei pre-stest e dei post-test allinterno dei gruppi,
i giocatori che facevano parte del gruppo creatina migliorarono i tempi di scatto
più di quelli del gruppo placebo. Sfortunatamente, gli autori riportarono
solo le analisi statistiche dei dati allinterno del gruppo e non quelle
degli effetti generali della creatina nei confronti del placebo, che presumibilmente
non avrebbero messo in evidenza lefficacia degli integratori di creatina.
Inoltre, non si riscontrarono effetti della creatina nei pre-test e nei post-test
in caso di corsa intermittente e nei salti.
Dodici membri del Team australiano di calcio femminile presero parte a uno
studio sugli effetti della creatina sulla performance in vari test calcistici,
che comprendevano scatti ripetuti di 20 minuti massimo partendo da fermo, corse
(avanti, indietro e lateralmente) e colpire la palla in movimento cercando di
mandarla in rete (Cox et al., 2002). Seguendo i test di base, sei delle 12 donne
si sottoposero a 6 giorni di integratori di creatina o di placebo, e al settimo
giorno eseguirono il test conclusivo. Nel gruppo con la creatina venne riscontrato
un miglioramento su 9 dei 55 scatti, solo 2 in quello con il placebo. Un altro
miglioramento fu riscontrato per 3 su 10 prove di agilità (corsa) nel
gruppo con creatina e in 1 su 10 per il placebo, ma i tempi di corsa, per i
due gruppi, non subirono miglioramenti. Anche la capacità di colpire
la palla non subì modifiche con lausilio degli integratori. Ancora
una volta, si registrarono soltanto i risultati pre-test/post-test; non venne
fatto un confronto complessivo fra creatina e placebo e si dubita che unanalisi
del genere possa avere rintracciato i benefici della creatina in qualsiasi variabile
studiata.
Infine, si sperimentarono integratori di creatina su giocatori di età
compresa tra i 14 e i 19 anni provenienti dalla Yugoslav Junior League (Ostojic,
2004). Prima e dopo 7 giorni di integrazione di creatina e placebo, 10 giocatori
di ogni gruppo si sottoposero a una prova di dribbling a tempo intorno a coni
distribuiti su uno spazio di 3 m, uno scatto di potenza di circa 3 s, una prova
di salto in verticale e una corsa scatto di resistenza di circa 11 minuti. A
differenza dei due studi suddetti, gli autori riportarono esattamente, allinterno
dei vari gruppi, gli effetti complessivi della creatina nei confronti del placebo,
non soltanto i risultati pre-test e post-test.Il gruppo con la creatina mostrò
netti miglioramenti rispetto a quello del placebo nel dribbling, nello sprint
e nel salto verticale. Come era da immaginarsi, la creatina non ebbe effetto
sulla corsa scatto di resistenza. Lunico svantaggio dello studio è
la mancanza di dati attendibili sulla successione dei test. Lattendibilità
dei test è importantissima soprattutto a ragion del fatto che il gruppo
con creatina subì decisi miglioramenti 2,8 secondi in più
del tempo iniziale di 13 s nel dribbling, 0,5 in più dei 2,7 iniziali
nella prova di sprint e 5,9 cm in più dei 49,2 cm nel salto. E
abbastanza improbabile che tali risultati possano essere riproducibili.
Concludendo, non esistono prove convincenti che lintegrazione di creatina
abbia effetti benefici sul gioco del calcio. Anche se accettiamo per buoni i
pochi risultati positivi degli studi appena descritti, bisogna stare molto attenti
ad estrapolare i risultati delle prove di prestazioni simil-calcio e a tenerli
separati da quelli delle vere partite, dove i giocatori coprono 1000 m in scatti
di 10-30 min, la maggior parte dei quali ogni 60-90 s sui 90 minuti di gioco,
intervallati da corse a velocità moderata (Reilly & Thomas, 1976).
Inoltre, i calciatori difficilmente sprintano come i centometristi,
perché devono comunque procedere a una velocità che permetta loro
di avere il giusto controllo di palla; difficilmente o quasi mai riescono a
raggiungere la velocità massima ipotizzata per uno sprint. Pertanto,
sembra inverosimile che gli integratori di creatina abbiano un ruolo oltre che
minimo nellalimentazione sportiva dei calciatori. Lattenzione dovrà
essere spostata su cibo e acqua.
Carboidrati nella dieta e prestazione calcistica
Intorno alla fine degli anni '60 e ai primi degli anni '70 è stato ampiamente
riconosciuto il ruolo fondamentale del metabolismo dei carboidrati nelle performance
atletiche e la letteratura attuale si concentra sulla deplezione e il ripristino
di glicogeno. (Bergstrom et al., 1967). In particolare si è visto come
un'attività faticosa che provoca deplezione di glicogeno, seguita da
un' attività più leggera e una dieta a base di carboidrati per
molti giorni ("carico di carboidrati") poteva accrescere incredibilmente
le riserve di glicogeno muscolare ("supercompensazione di glicogeno")
(Bergstrom & Hultman, 1972). Tuttavia, sebbene il calcio sia lo sport più
popolare del mondo, sono disponibili pochi studi circa l'alimentazione. In una
di queste indagini, Agnevik (1970) prelevò il sangue da 8 giocatori per
misurare la carenza di glicogeno e mostrò interessanti scoperte (Figura
1). Per prima cosa, i muscoli dei giocatori erano quasi svuotati di glicogeno
dopo una partita. Secondariamente, la maggior deplezione di glicogeno avveniva
durante il primo tempo della partita. Ciò si collega bene ai risultati
di Reilly e Thomas (1976) che avevano dimostrato come i calciatori corrono meno
nel secondo tempo, forse perché a corto di scorte. Nel corso della seconda
parte di gara, i calciatori giocano con livelli di glicogeno compatibili a un
esaurimento voluto (Bergstrom et al., 1967).
(E' interessante sapere che il quadro generale degli infortuni nella squadra
di calcio giovanile e nella English Football Association ha riportato che circa
il 25% degli traumi avviene negli ultimi 15-20 minuti di gara (Hawkins et al.,
2001). I dati di Agnevik mostravano un terzo aspetto spesso dimenticato nei
dibattiti su alimentazione e calcio. All'inizio della partita, il livello iniziale
di glicogeno muscolare nei giocatori era irrilevante - molto simile a quello
di una persona fuori allenamento - e questo era proprio il momento in cui venivano
attentamente osservati gli effetti della supercompensazione di glicogeno e quelli
dell'allenamento e del rifornimento di cibo nel periodo pre-gara (Bergstrom
et al., 1967). Ovviamente, i calciatori non recepivano il messaggio dell'importanza
legata ai carboidrati nella dieta.

Diete ad alto contenuto di carboidrati nei giorni precedenti e dopo allenamenti
e competizioni calcistiche
Costill et al. (1971) documentarono la necessità di una dieta ad alta
concentrazione di carboidrati per atleti di resistenza, allorquando capirono
che gli sportivi dopo aver praticato la corsa come allenamento non riuscivano
a recuperare nelle 24 ore il glicogeno muscolare se assumevano una dieta con
solo il 40% di calorie sotto forma di carboidrati, mentre se la percentuale
saliva al 70% allora sì. Per sentito dire, la maggior parte degli infortuni
sembrano verificarsi negli ultimi giorni della settimana nel periodo di allenamento
pre-stagionale soprattutto perché aumenta la stanchezza, come causa di
una progressiva diminuzione di glicogeno nei muscoli. Il gruppo di Costill dimostrò
anche come il consumo giornaliero di carboidrati per un corridore dovrebbe essere
di circa 600 g oppure 7-10g/kg di peso corporeo, per incrementare le riserve
di glicogeno muscolare dopo corse molto faticose (Figura 2) (Costill et al.,
1981; Sherman & Costill, 1984). In seguito, Ivy et al. (1988) scoprirono
che la reintegrazione di glicogeno accelerava se i carboidrati venivano assunti
immediatamente dopo esercizi estenuanti invece che aspettare la terza ora di
recupero. Dunque, al fine di ottimizzare il recupero di glicogeno, gli atleti
dovrebbero iniziare ad assumere cibi e bevande ricche di carboidrati subito
dopo un allenamento o una gara faticosa. Non bisogna mai smettere di ricordare
quanto sia importante la reintegrazione post-gara, la squadra che trascura la
rialimentazione nelle prime due ore dopo la gara è probabile che venga
sconfitta nella competizione successiva.
In una test pratico sul carico di carboidrati giornaliero prima di una gara,
Saltin (1973) rappresentò un progetto molto interessante sugli effetti
dei livelli di glicogeno prima della gara e la successiva prestazione calcistica.
Metà dei giocatori si erano allenati duramente il giorno precedente la
partita mentre l'altra metà più leggermente. Per far salire i
livelli di glicogeno il secondo gruppo consumò, l'ultimo giorno, una
dieta altamente calorica. Infatti, i prelievi prima della gara davano livelli
inferiori di glicogeno per il primo gruppo. Vennero utilizzate registrazioni
video per seguire i giocatori nell'arco di tutto il primo tempo. Come era prevedibile,
il gruppo con carboidrati corse più a lungo dell'altro e, cosa ancora
più significativa, da un punto di vista tattico, nel secondo tempo il
gruppo sotto controllo aveva coperto il 50% della distanza a passo lento; è
difficile che nell'esperimento l'intensità sia stata tale da raggiungere
le condizioni del finale di gara.
Balsom et al. (1999) chiesero ai calciatori di giocare due partite di 90 minuti
(con quattro giocatori per squadra), la prima volta dopo aver assunto una dieta
con il 30% di carboidrati e un'altra volta con il 65%: Come nello studio di
Saltin (1973), quando i giocatori consumavano la dieta con più carboidrati
erano in grado di correre per il 33% in più.
Un altro studio incentrato sull'ottimizzazione del recupero dopo corse intermittenti
e spossanti che simulavano una partita di calcio, Nicholas et al. (1997) chiesero
ai soggetti di completare 70 minuti di sprint, corsa e camminata a intervalli,
seguiti da un test di 15 min di corsa e sprint intermittente fino ad esaurimento
forze. Nelle 22 ore di recupero dalla prima prova, i soggetti assunsero una
dieta con carboidrati in quantità normali (5,4 g/kg di peso corporeo)
e una ad alta concentrazione di carboidrati (10g/kg) prima di ripetere la prova.
La dieta altamente calorica permise ai soggetti di migliorare i tempi di corsa
di 3,3 min, circa il 20%. Come esemplificato negli studi sopracitati, le testimonianze
fanno pensare che aumentando il consumo di carboidrati si migliorano le prestazioni
nelle attività di resistenza, compresi gli sport di squadra come il calcio
che prevede corse intervallate di varia intensità. Tuttavia, con poche
eccezioni, (Rico-Sanz et al., 1998), molti calciatori - sia maschi che femmine
ad ogni livello di competizione - continuano ad assumere carboidrati in quantità
insufficiente (Brewer, 1994; Clark et al., 2003; Jacobs et al., 1982; LeBlanc
et al., 2002; Kirkendall, 1993; Maughan, 1997).
Bevande a base di carboidrati prima e dopo partite di calcio
Gli studi di ricerca degli anni 70 si concentravano sul fatto che i carboidrati
rappresentassero il rifornimento di base per attività particolarmente
intense, mentre i lipidi venissero utilizzati in esercitazioni meno intense,
che le riserve di carboidrati nel corpo erano limitate e che una volta esaurite,
lintensità della corsa si riduceva. Al giorno doggi, si assiste
a un incremento di bevande contenenti glucosio e maltodestrine (polimeri di
glucosio) come fonte di carboidrati. David Muckle, preparatore atletico (fisioterapista)
di un a squadra inglese professionistica rifornì i suoi giocatori con
una dieta giornaliera ad alta concentrazione di carboidrati (46% di sciroppo
concentrato di glucosio) 30 min prima una serie di 20 partite di calcio e nessun
supplemento per le altre 20 partite. Poi, studiò alcuni aspetti tattici
di gioco come il tiro in porta, il numero di reti fatte e subite e il tocco
di palla (Muckle, 1973). Nelle 20 partite con supplemento, la sua squadra segnò
più reti e concesse meno spazio allavversario rispetto alle altre
20 partite, nel secondo tempo. Inoltre, nel periodo con il supplemento, la squadra
riusciva ad avere più possesso palla e tirava più frequentemente
in porta soprattutto durante il primo terzo di gara. Sfortunatamente,
non fu registrata la dieta nella fase di non supplemento, pertanto
eventuali differenze nel contenuto dei carboidrati e non nello sciroppo di glucosio
possono essere state responsabili della differente prestazione. Eppure appare
evidente il successo dovuto allassunzione di carboidrati.
Leatt e Jacobs (1989) confrontarono placebo e bevande con carboidrati in 10
calciatori, cinque per ogni gruppo. I giocatori che assumevano 500 ml di una
soluzione al 7% di polimeri di glucosio 10 minuti prima dellinizio della
partita e poi ad intervalli durante il periodo di gioco, riuscivano a correre
più a lungo nonostante il progressivo esaurimento di glicogeno dei vasti
laterali del quadricipite femorale durante la partita e lo recuperavano prima
in fase di recupero.
Insieme ai colleghi, (Kirkendall et al., (1988) somministrarono 400 ml di una
bevanda al 23% di polimeri di glucosio e un placebo prima e nellintervallo
della partita, scoprendo che lintegrazione incrementava la velocità
della corsa nella lunga distanza (scatti e non) durante il secondo tempo. Quasi
tutti i giocatori che avevano preso parte allesperimento avvertivano la
differenza di prestazione con le due bevande.
Ostojic and Mazic (2002) studiarono gli effetti di un placebo e di una bevanda
a base di carboidrati e sali minerali in quattro test specifici, subito dopo
una partita di 90 minuti tra due squadre della First Yugoslav National League.
Le bevande contenevano carboidrati non specificati, in concentrazione pari al
7% più sodio e potassio: i giocatori ne consumarono 5 ml/kg di peso subito
prima di giocare e 2 ml/kg di peso ogni 15 minuti dallinizio e per tutta
la partita. La squadra che aveva utilizzato lintegrazione fu avvantaggiata
nella prova di dribbling e in quella di precisione rispetto a coloro
che avevano avuto solo placebo, sebbene i risultati furono gli stessi per la
potenza di scatto e per la coordinazione. Linterpretazione di questi risultati
è offuscata dal fatto che le due bevande vennero distribuite a diverse
squadre senza che fossero stati eseguiti test sperimentali delle due diverse
bevande.
In uno studio di Nicholas et al. (1995), nove calciatori eseguirono due prove
di corsa discontinua, una con placebo, laltra con una bevanda al 6,9%
di carboidrati a distanza di 7 giorni luna dallaltra. Gli atleti
eseguirono anche cinque sessioni di 15 minuti di scatto, corsa veloce e lenta,
seguite da una prova di corsa intermittente a tempo determinato fino ad esaurimento
forze. Le bevande furono consumate subito prima linizio dellesercitazione
(5 ml/kg di peso) e poi ogni 15 minuti (2 ml/kg di peso). Ciascun giocatore
assumeva circa 1167 ml di liquido per ogni prova. Con la bevanda a base di carboidrati
riuscivano a allungare la corsa del 33% in più nel corso della prova
test rispetto al placebo.
In un altro dei pochi studi che comprendono prove di performance mentale, Welsh
et al. (2002) convinsero cinque uomini e cinque donne fra calciatori e giocatori
di basket a partecipare a tre allenamenti e due prove sperimentali, ognuna delle
quali consisteva in quattro sessioni di 15 min di corsa intermittente, camminata,
scatto e salto. Tra la seconda e la terza sessione ci fu un periodo di riposo
di 20 min. Nella prima prova sperimentale, metà dei soggetti assunsero
una soluzione di carboidrati e sali minerali, mentre gli altri un placebo; nella
seconda prova il trattamento fu inverso. Le bevande a base di carboidrati erano
costituite da una soluzione al 6% (5 ml/kg subito prima e 3 ml/kg ogni 15 min)
e una al 18% (5 ml/kg nellintervallo). I test effettuati nelle sessioni
da 15 min comprendevano corsa avanti e indietro fino ad esaurimento forze, 20
min di sprint al massimo, salti in verticale ripetuti, un test completo di abilità
motoria, un controllo dellumore e una prova di abilità mentale.
Lassunzione di carboidrati provocò un miglioramento del 37% sul
tempo di corsa, un tempo più veloce di 20 m nello scatto nella prova
finale da 15 min, migliorate capacità motorie nella fase conclusiva dellesercitazione
e minor percezione della stanchezza secondo la valutazione dello profilo psichico.
Contrariamente ai risultati positivi descritti in precedenza, Zeederberg et
al. (1996), che avevano somministrato maltodestrine prima della partita e durante
lintervallo, scoprirono in maniera del tutto inattesa che lassunzione
di carboidrati non migliorava la capacità di colpire la palla di testa,
di tirare a rete e il dribbling e addirittura peggiorava la capacità
di scartare lavversario. Come possa lassunzione di carboidrati diminuire
la capacità di scartare lavversario, è assolutamente un
mistero.
Il punto essenziale sui carboidrati nel calcio: i giocatori non ne consumano
abbastanza
Praticamente ogni anno degli ultimi 20 anni, sono state rese note, in occasione
degli incontri annuali dellAmerican College of Sports Medicine, le scarse
abitudini in fatto di cibo e linsufficiente assunzione di carboidrati
dei giocatori di calcio. Alcuni dei club più conosciuti al mondo - Manchester
United, Juventus, Arsenal, Real Madrid, Bayern Monaco, Ajax Amsterdam, Sao Paulo
e altri ancora che tutti allo stesso livello di preparazione (e di salute) assicurano
che i loro giocatori multimiliardari sono ben nutriti e tenuti sotto controllo;
invece altre squadre che giocano persino nel loro stesso campionato, non prestano
attenzione allalimentazione. Generalmente, succede che fino a quando un
giocatore non chiede espressamente consigli alimentari a qualche club di serie
A, difficilmente gli vengono forniti. Ai Mondiali del 1994, un esperto di alimentazione
di una squadra in gara mi raccontò che solo la metà dei giocatori
si rendeva conto che quello che metteva in bocca non aveva alcun effetto sulla
prestazione. Pertanto, quello che vediamo succedere in campo, dal livello dilettantistico
a quello professionistico, è che il messaggio connesso allimportanza
dei carboidrati non arriva al giocatore o è lui stesso che lo ignora.
Gli atleti di resistenza impegnati in sport individuali come corsa e ciclismo
hanno recepito il messaggio, quando si tratta invece di sport di squadra come
calcio, hockey su ghiaccio, basket, hockey su prato e lacrosse non si sono ancora
adottati concetti e abitudini appropriate per la dieta.
Necessità di liquidi per i calciatori
Una perdita di almeno il 2% del peso corporeo, ossia 1,4 kg per un atleta di
70 kg, causata della mancata reintegrazione delle perdite di sudore durante
l'attività, danneggia la corsa continua (Armstrong et al., 1985) e intermittente
(Maxwell et al., 1999) e peggiora l'abilità (McGregor et al., 1999).
Il punto è che la maggior parte degli atleti non beve abbastanza durante
l'attività e non ripristina i fluidi persi (Burke, 1997). A causa delle
condizioni climatiche e del ritmo della partita, le perdite di sudore tra i
calciatori variano da meno di un litro fino a 4 litri; molti studi hanno riferito
che di media il ripristino di liquidi sta fra lo 0% e l'87% (Burke, 1997; Maughan
et al., 2004).
Per verificare l'importanza dell'idratazione nel corso di prestazioni particolarmente
intense, corsa avanti e indietro, velocità nel dribblare una palla intorno
a un cono e prove di concentrazione mentale, McGregor et al. (1999) coinvolsero
nove atleti semiprofessionisti a partecipare a due prove di 90 min , una senza
integrazione idrica, l'altra con una bevanda aromatizzata (5 ml/kg di peso subito
prima e 2 ml/kg ogni 15 min in poi). La prova di dribbling fu più scarsa
nella situazione senza liquidi ma restò stabile quando i giocatori bevevano
semplicemente acqua, mentre non venne riscontrata alcuna influenza tra le due
combinazioni sulla concentrazione mentale. Inoltre, nella situazione senza liquidi,
il battito cardiaco dei giocatori aumentava e essi avvertivano sempre più
la stanchezza. Questi risultati contrastanti seguirono a una perdita di sudore
di circa il 2,4% del peso corporeo.
Sono molti coloro che credono che fornire una quantità appropriata di
liquidi a un giocatore di calcio nel corso della partita sia un'operazione difficile
in quanto la gara è data da 90 min di corsa no-stop. Sta di fatto che
il tempo effettivo di gioco è in realtà solo 60-70 min (Kirkendall,
1985; Reilly & Thomas 1976; Withers et al., 1982). Pertanto, c'è
tempo a sufficienza per bere, quando la palla va fuori, dopo che viene segnato
un goal e in caso di infortunio. La squadra accorta metterà a disposizione
contenitori freschi e ben calibrati di bevande per ciascun giocatore ogni 15-20
metri sulla riga esterna del campo e ad ogni rete. Più difficile sembra
essere il fatto di far arrivare i giocatori che giocano a metà campo
a prendere le bottiglie senza far loro perdere troppo tempo.
Acqua o sports drink?
Senza dubbio, l'acqua è meglio di nulla e spesso la soluzione migliore
in caso di allenamento o competizioni che si svolgono in ambienti freschi e
a intensità moderata. Tuttavia, come precedentemente affrontato nella
sezione relativa all'uso di carboidrati durante l'attività, quando l'intensità
dello sport aumenta, sono da preferire bevande con carboidrati e sali minerali,
gli sports drink, come è stato più volte dimostrato nella maggioranza
degli studi relativi al calcio (Leatt & Jacobs, 1988, 1989; Nicholas et
al., 1995; Ostojic & Mazic, 2002; Welsh et al., 2002). Molte sono le ragioni
per cui gli sports drink superano l'acqua in fatto di reidratazione: innanzitutto
contengono cloruro di sodio (vedi la tabella dei sali) e carboidrati come saccarosio
e glucosio. L'acqua viene trasportata più velocemente dall'intestino
nel sangue dei sali o dei carboidrati (Greenleaf et al., 1988; Shi et al., 1995).
I carboidrati, ovviamente, forniscono energia in più soprattutto nelle
fasi finali della gara. Inoltre, molti sono i giocatori che perdono grandi quantità
di sale nel sudore (Maughan et al., 2004), sale che deve essere ripristinato
per mantenere un buon grado di idratazione. Oltre a favorire l'assorbimento
di acqua da parte dell'intestino, il sale presente negli sports drink agisce
sul cervello stimolando la sete e incoraggiando a bere e agisce sui reni nel
diminuire la produzione di urina e migliorare così la capacità
corporea di ritenere l'acqua. Infine, quando gli atleti sono accaldati e sudati,
avranno più piacere a bere una bevanda aromatizzata che solo acqua (Passe
et al, 2004).
Il glucosio, il saccarosio, il fruttosio e le maltodestrine (polimeri di glucosio
che si trasformano in glucosio in fase digestiva) sono tutti tipi di carboidrati
che possono essere aggiunti agli sports drink. Infatti, siccome ciascuno di
questi carboidrati agisce in modo differente nel migliorare l'assorbimento di
liquidi da parte dell'intestino, avere a disposizione una vasta scelta non può
che essere d'aiuto (Shi et al., 1995). Tuttavia, il fruttosio non dovrebbe essere
mai l'unico carboidrato presente in uno sports drink in quanto viene assorbito
più lentamente e può provocare disturbi addominali, nausea o diarrea
se assunto in concentrazioni maggiori del 3-4%. La concentrazione complessiva
di carboidrati in uno sports drink non deve superare il 5-7% ovvero 5-7 gr per
100 ml di prodotto. E' probabile che quantità inferiori non abbiano effetto
alcun sulla prestazione, mentre quelle più elevate si assorbano troppo
lentamente e provochino disturbi. Il sodio rappresenta il sale minerale più
importante in uno sports sia perché viene perso in grandi quantità
con il sudore, sia perché stimola in modo eccezionale la reidratazione.
Potassio, calcio, magnesio e altri sali giocano un ruolo minore, sebbene gli
sports drink contengano anche alcuni di essi, seppur in concentrazioni minori.
Reidratazione dopo allenamenti o gare
Per i giocatori di calcio, soprattutto per coloro che partecipano a tornei che
richiedono un recupero rapido tra una partita e l'altra, è importante
reintegrare le perdite di sudore che non si è potuto fare durante il
gioco. Dato che bere stimola la produzione di urina, i giocatori dovrebbero
bere quantità maggiori di liquidi rispetto alle perdite di sudore. La
raccomandazione da seguire è quella di bere circa il 50% in più
dei chilogrammi di peso persi, ovvero 1,5 l/kg di peso perso (Shirreffs et.
al, 1996). Gli sports drink sono un toccasana dopo l'attività fisica
in quanto reintegrano acqua, carboidrati e sali minerali, e poi perché
stimolano la sete limitando la produzione di urina.
CONCLUSIONI
Non esistono prove convincenti sull'efficacia degli integratori di creatina
nel gioco del calcio. Dato che la corsa a cui sono sottoposti i giocatori non
è alla massima potenza, è del tutto improbabile che la creatina
possa essere in qualche modo utile. D'altro canto, il calcio è uno sport
che dipende molto dal glicogeno e ciò rende assolutamente indispensabile
l'assunzione di carboidrati. Pertanto, la capacità di sostenere un'elevata
velocità nella corsa, nelle fasi conclusive della partita, unita a quella
di segnare goal dipendono dai livelli di glicogeno. E' dunque fondamentale assumere
regolarmente carboidrati nei giorni e nelle ore precedenti ad allenamenti particolarmente
stancanti o partite per mantenere livelli ottimali di glicogeno nei muscoli.
Così come è dannosa una assunzione irregolare o scarsa di carboidrati,
anche una seppur minima disidratazione può mettere a rischio la prestazione
nel calcio. Gli sport drinks, quindi, con quantità bilanciate di carboidrati
e sali minerali - sodio soprattutto - sono nettamente più efficaci dell'acqua
per mantenere una adeguata idratazione in partita e per la reidratazione nel
periodo di recupero. Generalmente, i calciatori non assumono le giuste quantità
di carboidrati e iniziano una partita senza una riserva completa di glicogeno
nei muscoli. Oltre a ciò, non bevono liquidi a sufficienza in fase di
riscaldamento e di gara per far fronte ai liquidi che perderanno con il sudore.
Allenatore e preparatori atletici sono costretti a ricordare continuamente la
necessità di assumere carboidrati e liquidi in quantità sufficienti,
e assicurarsi che le bottigliette siano disponibili a bordo campo e, se possibile,
controllare le abitudine alimentari dei lori giocatori. A qualsiasi livello
di gioco si può trarre beneficio se si seguono alcune sane linee guida
alimentari.
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CREDENZE SULLALIMENTAZIONE NEL CALCIO
Credenza #1 - Quello che mangio e bevo non influisce sulla mia prestazione
calcistica.
La verità è che se non prestate sufficiente attenzione a quello
che mangiate e bevete, avrete maggiori difficoltà nella corsa, che sarà
più lenta, farete le scelte sbagliate, toccherete meno volte la palla,
segnerete meno reti e perderete molte occasioni favorevoli.
Credenza
#2 - Se c'è un alimento fondamentale nell'alimentazione dei calciatori
sono le proteine, non i carboidrati.
Con poche eccezioni, i giocatori di calcio dei paesi sviluppati assumono molte
proteine con la dieta e, nella maggior parte dei casi, troppo pochi carboidrati,
che sono le sostanze energetiche più importanti nella alimentazione di
un calciatore di successo. Sprint e corse affannose consumano rapidamente le
scorte di glicogeno (carboidrati) nei muscoli e nel fegato. Per reintegrare
il glicogeno, è necessario accentuare il consumo di carboidrati a livello
giornaliero, ma soprattutto nelle 24 ore prima della partita e nel corso delle
prime ore di recupero. Ecco alcune linee guida:
- La vostra dieta nella stagione di gare deve comprendere 8-10 grammi di carboidrati
per kg di peso corporeo. I cereali, la frutta, la verdura, il pane e la pasta
sono ottime fonti di carboidrati.
- Circa 4 ore prima della partita, consumate un pasto con molti alimenti ricchi
di carboidrati e ben digeribili. Evitate cibi fritti e salse grasse in quanto
i grassi si digeriscono più lentamente. Se soffrite di nervosismo prima
della gara, prendete in considerazione un pasto liquido, più facile
da digerire, come un frullato energetico con il 60-70% di calorie da carboidrati.
- Almeno due ore prima una sessione di prove o una partita, bevete 500-600
ml di uno sports drink con il 5-7% di carboidrati e sali minerali. Ciò
vi fornirà un po di energia appena prima di giocare e assicurerà
la giusta idratazione.
- Durante le pause dovute a infortuni e a falli e poi durante lintervallo,
bevete più sports drink possibili.
- Non appena possibile, dopo un partita o un allenamento faticoso, iniziate
a mangiare cibi e bevande ricchi di carboidrati per iniziare la reintegrazione
di glicogeno. Le bevande che contengono il 18-20% di carboidrati sono unottima
fonte di energia facilmente digeribile. Anche un po di proteine vanno
bene, ma non eccedete. Cercate di consumare più carboidrati possibili
nelle 24 ore successive a unattività faticosa.
Credenza #3 - Bere durante gli allenamenti e le partite è roba da
femminucce.
Se la vostra attività è particolarmente dura, suderete molto,
soprattutto se la temperatura esterna è caldo-umida. L'acqua che forma
il sudore deriva dal sangue e l'ultima cosa che si vuole è quella di
ridurre il volume sanguigno. Il sangue trasporta ossigeno e sostanze nutritive
ai muscoli, elimina l'acido lattico e altre sostanze nocive e trasferisce il
calore dai muscoli alla pelle, dove può essere disperso nell'aria. Se
non vengono reintegrati i liquidi che si perdono con il sudore, la prestazione
fisica verrà danneggiata e sarete preda di crampi muscolari, patologie
da calore e persino colpo di calore. Ogni giocatore dovrebbe disporre di bottigliette
fresche, personalizzate e ben calibrate, sistemate ogni 20 metri lungo la linea
di demarcazione del campo e pronte per essere consumate con facilità
durante le pause.
Credenza #4 - L'acqua è il migliore reintegratore di liquidi.
Anche se l'acqua è sempre meglio che nulla, studi di ricerca hanno dimostrato
una volta per tutte i vantaggi della reintegrazione idrica con uno sports drink
a base di carboidrati e sali rispetto all'acqua. I carboidrati forniscono energia,
carboidrati più sali minerali, stimolano la sete e accelerano il recupero
dei liquidi corporei.
Credenza #5 - Se bevo quando sento lo stimolo della sete, assumo liquidi
a sufficienza.La sete non è il segnale ideale del bisogno di liquidi,
pertanto dovrete sforzarvi a bere in anticipo e di frequente, appena ce n'è
l'occasione. Il vostro intento dovrebbe essere quello di non arrivare mai a
perdere più dell'1,5% del peso durante un allenamento o una partita.
In altre parole, se prima di una partita pesate 70 kg, non dovrete perdere più
di 1,05 kg. Per riuscire a capire con precisione quanti liquidi bisogna bere,
pesatevi prima e dopo l'attività e controllate la quantità di
liquidi che bevete, sempre che li beviate. Se la perdita di peso supera l'1,05%
del peso, dovrete bere di più. Se alla fine avete preso del peso, allora
dovrete bere meno. Dopo una partita o un allenamento, il modo migliore di reintegrare
rapidamente liquidi e sali minerali come sodio e potassio è quello di
bere almeno il 50% dei liquidi che avete perso. (Il motivo di ciò è
che bere stimola la produzione di urina e quindi si necessitano liquidi in più).
Inoltre, gli sports drink sono più efficaci dell'acqua nell'accelerare
la reidratazione in quanto stimolano il desiderio di bere e meno produzione
di urina.
Credenza #6 - Per giocare al meglio, ho bisogno di integratori di creatina.
Non esistono prove convincenti che gli integratori di creatina abbiano un effetto
apprezzabile sulla prestazione calcistica. Infatti, l'aumento di peso corporeo
- un comune effetto collaterale degli integratori di creatina - può risultare
dannoso per la corsa. Inoltre, il calcio ha in sé una componente di resistenza
e la creatina non agisce assolutamente sulla resistenza.
Credenza #7 - Al ritorno da una partita in trasferta, va bene mangiare quello
che si vuole al ristorante.
Anche se la vostra squadra è invitata a un ristorante o a un buffet con
una buona scelta di cibi, la maggior parte dei giocatori avrà ben poca
scelta; ma non vi preoccupate. L'intento è quello di prepararsi al meglio
per la partita successiva. Una scelta oculata di cibi - molti carboidrati, pochi
grassi -aumenta le scorte energetiche nei muscoli, che significa un maggiore
rendimento per la partita successiva. Se i vostri avversari non sono così
illuminati come voi, sarete avvantaggiati. Se non siete sicuri sugli alimenti
ricchi di carboidrati e poveri di grassi, chiedete aiuto. Nel caso in cui ci
sia, in squadra, un esperto di alimentazione, il problema non si pone, altrimenti
il medico o il preparatore atletico e anche il mister potranno darvi ottimi
consigli. Alcuni fast-food, poi, hanno a disposizione tabelle con i contenuti
energetici dei prodotti; richiedetele.
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